{"id":684,"date":"2025-09-15T17:33:47","date_gmt":"2025-09-15T15:33:47","guid":{"rendered":"https:\/\/slengo.it\/magazine\/?p=684"},"modified":"2025-11-21T10:46:06","modified_gmt":"2025-11-21T08:46:06","slug":"espansioni-dei-videogiochi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/slengo.it\/magazine\/espansioni-dei-videogiochi\/","title":{"rendered":"Dai DLC ai battle pass: breve storia delle espansioni dei videogiochi (e della lingua)"},"content":{"rendered":"<h2 class=\"wp-block-heading\" id=\"un-viaggio-dagli-anni-90-a-oggi-tra-espansioni-microtransazioni-e-abbonamenti-quando-pagare-per-i-contenuti-extra-significa-anche-creare-nuove-parole\"><strong>Un viaggio dagli anni \u201990 a oggi tra espansioni, microtransazioni e abbonamenti: quando pagare per i contenuti extra significa anche creare nuove parole<\/strong><\/h2>\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><em>(Fai clic sui termini sottolineati che non conosci per leggere la definizione sul dizionario Slengo.)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Parlare di videogiochi significa anche parlare di soldi. Non solo del prezzo di copertina, ma anche di tutto ci\u00f2 che si aggiunge dopo: contenuti extra, espansioni, pacchetti, stagioni. Ogni nuova formula di pagamento non ha soltanto cambiato il modo in cui i giocatori approfondiscono i videogiochi del proprio cuore, ma ha portato con s\u00e9 un termine nuovo, un tassello lessicale che \u00e8 entrato nel linguaggio comune. In fondo, possiamo parlare di una doppia <strong>espansione<\/strong>: del gioco stesso, ma anche del nostro vocabolario. In questo viaggio, seguiremo una linea storica dagli anni \u201990 a oggi, osservando come si \u00e8 evoluta l\u2019offerta (e la monetizzazione) di contenuti aggiuntivi e come le parole che li descrivono abbiano, a loro volta, ampliato il nostro modo di raccontare i videogiochi.<\/p>\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\" id=\"le-prime-espansioni-e-i-dlc\"><strong>Le prime espansioni e i DLC<\/strong><\/h2>\n\n\n<p>Sin dalla loro nascita, un giocatore che voleva giocare a un titolo lo acquistava fisicamente e, una volta esauriti i suoi contenuti, l\u2019esperienza finiva l\u00ec. Ma dagli anni \u201990, per i videogiochi per PC, hanno cominciato a essere prodotti aggiuntivi, chiamati <strong><a href=\"https:\/\/www.slengo.it\/define\/espansione\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">espansioni<\/a><\/strong> o, in inglese, <strong><a href=\"https:\/\/www.slengo.it\/define\/expansion-pack\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">expansion pack<\/a><\/strong>. Ad esempio, l\u2019espansione <em>Beyond the Dark Portal <\/em>per <em>Warcraft II <\/em>nel 1995<em>,<\/em> <em>Diablo: Hellfire<\/em> per <em>Diablo <\/em>nel 1997. In seguito per il grande pubblico, sono arrivate le innumerevoli espansioni per <em>The Sims<\/em>. Tutte queste rappresentavano pacchetti aggiuntivi contenenti nuove <a href=\"https:\/\/www.slengo.it\/define\/storyline\">storyline<\/a>, missioni, meccaniche mappe, personaggi e altro ancora. Per i giocatori, pagare significava ottenere altro tempo di gioco in un mondo di cui non avevano avuto ancora abbastanza.<\/p>\n\n\n\n<p>Negli anni 2000 comincia a diffondersi l\u2019acronimo <strong><a href=\"https:\/\/www.slengo.it\/define\/dlc\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">DLC<\/a><\/strong>, per \u201cDownloadable Content\u201d (contenuto scaricabile), che indica contenuti aggiuntivi scaricabili online. A differenza delle vecchie espansioni fisiche, i DLC potevano essere molto pi\u00f9 variabili in termini di dimensioni e prezzo, potendo includere anche solo semplici elementi estetici. L\u2019episodio pi\u00f9 discusso arriv\u00f2 nel 2006 con l\u2019<em>Horse Armor Pack<\/em> di <em>The Elder Scrolls IV: Oblivion<\/em>: un\u2019armatura decorativa per i cavalli venduta a un prezzo eccessivo rispetto a ci\u00f2 che offriva (2,50$ per quella che ora definiremmo skin). Il caso suscit\u00f2 molte critiche ed \u00e8 rimasto nell\u2019immaginario come simbolo di un nuovo modo di monetizzare.<\/p>\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\" id=\"gratis-ma-non-troppo-free-to-play-e-microtransazioni\"><strong>Gratis, ma non troppo: free to play e microtransazioni<\/strong><\/h2>\n\n\n<p>Con la diffusione dei giochi online e, soprattutto, sugli smartphone, nel primo decennio del 2000 prende piede il modello <strong><a href=\"https:\/\/www.slengo.it\/define\/free-to-play\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">free to play<\/a><\/strong>, giochi scaricabili senza spese iniziali. Alcuni titoli restano davvero gratuiti, mentre molti altri iniziano ad affiancare formule di monetizzazione interna, sotto forma di <strong><a href=\"https:\/\/www.slengo.it\/define\/microtransazione\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">microtransazioni<\/a><\/strong>, che diventano particolarmente centrali nei giochi mobile. Alcuni di questi giochi cominciano anche a creare valute interne, naturalmente anche quelle acquistabili con soldi veri. Per il giocatore, ci\u00f2 crea una frattura: da una parte la possibilit\u00e0 di divertirsi senza spese, dall\u2019altra la presenza di barriere o vantaggi riservati a chi paga. Non a caso, in alcuni forum e chat di gamer italiani compare anche il verbo <strong><a href=\"https:\/\/www.slengo.it\/define\/shoppare\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">shoppare<\/a><\/strong><sup data-fn=\"754abfb4-fa5e-4373-8358-621bb0d482b7\" class=\"fn\"><a id=\"754abfb4-fa5e-4373-8358-621bb0d482b7-link\" href=\"#754abfb4-fa5e-4373-8358-621bb0d482b7\">1<\/a><\/sup>, italianizzazione dell\u2019inglese <em>to shop<\/em>, usato in modo colloquiale per indicare il fare spese con soldi veri all\u2019interno di un gioco. <\/p>\n\n\n\n<p>I prodotti acquistabili hanno cominciato a variare, includendo tanto oggetti e bonus con funzioni concrete, capaci di avvantaggiare il giocatore o cambiare il suo stile di combattimento, quanto elementi dal valore puramente estetico: le <strong><a href=\"https:\/\/www.slengo.it\/define\/skin\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">skin<\/a><\/strong>. Questa parola (dall\u2019inglese per \u201cpelle\u201d) viene usata per indicare qualsiasi personalizzazione visiva di cui pu\u00f2 godere un giocatore, da applicare, ad esempio al suo personaggio o alla sua arma. Pagare per una skin non significa vincere pi\u00f9 facilmente, ma esprimere il proprio stile e senso estetico, dando sfoggio della propria personalit\u00e0 anche all\u2019interno di una community virtuale. Cos\u00ec come accade nel mondo materiale.<\/p>\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\" id=\"il-brivido-dellestrazione-loot-box-e-gacha\"><strong>Il brivido dell\u2019estrazione: loot box e gacha<\/strong><\/h2>\n\n\n<p>Nei primi anni 2010 entrano in scena le <strong><a href=\"https:\/\/www.slengo.it\/define\/loot-box\">loot box<\/a><\/strong>, pacchetti a sorpresa con ricompense casuali. Il termine si diffonde velocemente, e in Italia viene importato cos\u00ec com\u2019\u00e8: tutti dicono \u201cloot box\u201d. A sua volta, l\u2019espressione deriva dal termine <strong><a href=\"https:\/\/www.slengo.it\/define\/loot\">loot<\/a> <\/strong>(bottino), gi\u00e0 diffuso da decenni in contesto ludico per indicare ci\u00f2 che si ottiene sconfiggendo un nemico. Ma l\u2019elemento randomico delle loot box abbinato alla spesa reale, diventa in breve tempo controverso perch\u00e9 richiama molto le meccaniche del gioco d\u2019azzardo, con annessa la dipendenza patologica generata.<\/p>\n\n\n\n<p>Accanto alle loot box si diffondono anche i <strong><a href=\"https:\/\/www.slengo.it\/define\/gacha\">gacha<\/a><\/strong>, un altro sistema di estrazione casuale ispirato ai <em>gachapon<\/em>, le macchinette a capsule giapponesi. Nei <a href=\"https:\/\/www.slengo.it\/define\/gacha-game\">gacha game<\/a> non si ottengono soltanto oggetti casuali, ma spesso personaggi o unit\u00e0 fondamentali per proseguire, come in <em>Puzzle &amp; Dragons<\/em> (2012) o nel pi\u00f9 recente <em>Genshin Impact<\/em> (2020). Il sistema ruota attorno alle cosiddette <strong><a href=\"https:\/\/www.slengo.it\/define\/pull\">pull<\/a><\/strong> (o <strong><a href=\"https:\/\/www.slengo.it\/define\/spin\">spin<\/a><\/strong>), cio\u00e8 tentativi di estrazione che richiedono una valuta virtuale e che, in alcuni casi, sono organizzati in sessioni a tempo limitato, chiamate <strong><a href=\"https:\/\/www.slengo.it\/define\/banner\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">banner<\/a><\/strong>, con premi pi\u00f9 rari o esclusivi. Rispetto alle loot box, spesso legate a contenuti estetici, i gacha incidono direttamente sulla progressione del gioco: per questo la parola \u00e8 entrata nel lessico internazionale senza traduzioni, diventando sinonimo di collezionismo e casualit\u00e0 legati al \u201ctiro della sorte\u201d.<\/p>\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\" id=\"pagare-per-vincere-o-per-distinguersi\"><strong>Pagare per vincere o per distinguersi<\/strong><\/h2>\n\n\n<p>Se con le skin si paga per apparire, con il <strong><a href=\"https:\/\/www.slengo.it\/define\/pay-to-win\">pay to win<\/a><\/strong> si paga per avere un vantaggio concreto. L\u2019espressione, diffusa anche in Italia senza traduzione, diventa presto un\u2019accusa: \u201cquel gioco \u00e8 pay to win\u201d \u00e8 il modo pi\u00f9 rapido per dire che la competizione non \u00e8 pi\u00f9 leale. Ma nonostante la reputazione spesso negativa che la pratica assume, per le case di produzione di videogiochi talvolta rappresenta una vera e propria miniera d\u2019oro. Alcune di queste programmano i loro videogiochi per creare quanto pi\u00f9 dipendenza possibile, talvolta ricorrendo persino a pubblicit\u00e0 ingannevoli che attirano utenti con immagini di giochi che saltano all\u2019occhio, per poi incastrarli in meccaniche totalmente diverse, interamente costruite sulle microtransazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019obiettivo di quello che sembra un elaborato inganno, portato avanti anche con esose campagne pubblicitarie, \u00e8 agganciare all\u2019amo la creatura pi\u00f9 ambita, rara e inestimabile come la balena di Moby Dick: la cosiddetta <strong><a href=\"https:\/\/www.slengo.it\/define\/whale\">whale<\/a><\/strong> (appunto, \u201cbalena\u201d). Il termine nel gergo dei game developer indica uno di quei pochi giocatori disposti a spendere cifre enormi. Questi giocatori estremamente spendaccioni, nonostante rappresentino una percentuale molto bassa del totale, nella pratica sono coloro su cui si regge per la maggior parte il modello free to play.<\/p>\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\" id=\"larrivo-dei-battle-pass\">L&#8217;arrivo dei battle pass<\/h2>\n\n\n<p>A partire dal 2017, si diffonde un altro termine chiave: <strong><a href=\"https:\/\/www.slengo.it\/define\/battle-pass\">battle pass<\/a><\/strong>. Introdotto prima da <em>Dota 2<\/em> e poi reso celebre da <em>Fortnite<\/em>, indica un sistema a stagioni che offre ricompense progressivamente, spesso con due livelli: gratuito e a pagamento. Chi sceglie la versione a pagamento non ottiene solo pi\u00f9 premi, ma soprattutto oggetti esclusivi (skin, valute interne, bonus) pensati per rendere l\u2019acquisto difficile da ignorare. In questo modo il battle pass diventa uno strumento di monetizzazione costante, che spinge i giocatori a rinnovarlo a ogni stagione per non \u201cperdersi\u201d nulla. Il concetto \u00e8 stato applicato anche ad altri videogiochi, ma con termini leggermente diversi, ad esempio \u201cRocket Pass\u201d in <em>Rocket League<\/em> e \u201cSurvivor Pass\u201d in <em>PlayerUnknown\u2019s Battlegrounds<\/em>.<\/p>\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\" id=\"dal-possesso-al-servizio-gli-abbonamenti\"><strong>Dal possesso al servizio: gli abbonamenti<\/strong><\/h2>\n\n\n<p>Negli ultimi anni, i modelli di pagamento hanno preso un\u2019ulteriore svolta. Al posto di comprare giochi singoli, i giocatori sottoscrivono un <strong>abbonamento<\/strong>, ad esempio PlayStation Plus o Xbox Game Pass, che danno accesso a una libreria in continua rotazione. Anche qui il lessico \u00e8 rivelatore: assistiamo all\u2019uso dell\u2019espressione \u201cNetflix dei videogiochi\u201d (usata ad esempio per descrivere il servizio Google Stadia, a cui evidentemente non ha portato grande fortuna, poich\u00e9 \u00e8 stato chiuso nel 2023), segno che la percezione si \u00e8 spostata dal possesso al consumo on demand.<\/p>\n\n\n\n<p>Il linguaggio accompagna questa trasformazione: non si parla pi\u00f9 di \u201ccomprare un gioco\u201d, ma di \u201cavere l\u2019abbonamento\u201d. E il passaggio dal supporto fisico al digitale porta con s\u00e9 anche concetti nuovi, resi possibili solo in questo contesto: il <strong><a href=\"https:\/\/www.slengo.it\/define\/cross-buy\">cross-buy<\/a><\/strong>, cio\u00e8 l\u2019acquisto unico valido su pi\u00f9 piattaforme della stessa famiglia, o il <strong><a href=\"https:\/\/www.slengo.it\/define\/cross-platform\">cross-platform<\/a><\/strong>, che permette di giocare online con utenti di console diverse. Questi termini ma mostrano come il vocabolario segua da vicino i cambiamenti del mercato: non si paga per un singolo disco, ma per un ecosistema interconnesso.<\/p>\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\" id=\"le-espansioni-della-lingua\"><strong>Le espansioni della lingua<\/strong><\/h2>\n\n\n<p>Dagli anni \u201990 a oggi, i pagamenti di contenuti extra nei videogiochi sono passati dall\u2019acquisto di espansioni corpose all\u2019accesso a librerie on demand. E con ogni nuovo modello \u00e8 arrivato un termine nuovo, spesso adottato dai giocatori italiani nella sua forma inglese non tradotta. DLC, loot box, skin, battle pass: parole che non solo descrivono pratiche economiche, ma anche identit\u00e0 e relazioni all\u2019interno della comunit\u00e0 videoludica.<\/p>\n\n\n\n<p>Il lessico non \u00e8 mai neutro. Parlare di microtransazioni fa sembrare irrilevante una spesa che pu\u00f2 diventare enorme; dicendo \u201cpay to win\u201d si esprime un giudizio etico prima ancora che tecnico. Raccontare i videogiochi attraverso le parole dei pagamenti significa allora raccontare come i giocatori vivono il rapporto tra passione e denaro, tra gioco e consumo. Una storia senza fine, che continuer\u00e0 a espandere il nostro vocabolario videoludico con DLC ricchi di neologismi.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\" style=\"margin-top:var(--wp--preset--spacing--50)\"\/>\n\n\n<ol class=\"wp-block-footnotes\"><li id=\"754abfb4-fa5e-4373-8358-621bb0d482b7\">Vedi esempi dell&#8217;uso del verbo &#8220;shoppare&#8221; nei forum <a href=\"https:\/\/forum.bamboomt2.eu\/thread\/114289-prime-cose-da-non-fare-a-inizio-game\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">qui<\/a> e <a href=\"https:\/\/board.it.metin2.gameforge.com\/index.php?thread%2F47800-vorrei-provare-metin2-avete-consigli\">qui<\/a>. <a href=\"#754abfb4-fa5e-4373-8358-621bb0d482b7-link\" aria-label=\"Salta al riferimento nella nota a pi\u00e8 di pagina 1\">\u21a9\ufe0e<\/a><\/li><\/ol>\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\" style=\"margin-top:var(--wp--preset--spacing--50)\"\/>\n\n\n\n<p><em>Se ti interessa la storia di internet, allora potrebbe interessarti il nostra ricostruzione della storia dei meme sui gatti. Se s\u00ec, leggi l&#8217;articolo qui sotto!<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-slengo-magazine wp-block-embed-slengo-magazine\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<blockquote class=\"wp-embedded-content\" data-secret=\"dO8KCdc4Zi\"><a href=\"https:\/\/slengo.it\/magazine\/storia-meme-gatti\/\">Breve storia dei meme sui gatti<\/a><\/blockquote><iframe loading=\"lazy\" class=\"wp-embedded-content\" sandbox=\"allow-scripts\" security=\"restricted\" style=\"position: absolute; visibility: hidden;\" title=\"&#8220;Breve storia dei meme sui gatti&#8221; &#8212; Slengo Magazine\" src=\"https:\/\/slengo.it\/magazine\/storia-meme-gatti\/embed\/#?secret=a0s7CfHD4y#?secret=dO8KCdc4Zi\" data-secret=\"dO8KCdc4Zi\" width=\"500\" height=\"282\" frameborder=\"0\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"no\"><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un viaggio dagli anni \u201990 a oggi tra espansioni, microtransazioni e abbonamenti: quando pagare per i contenuti extra significa anche creare nuove parole (Fai clic sui termini sottolineati che non conosci per leggere la definizione sul dizionario Slengo.) 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