miskin
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⟨mis'kin⟩ ◆ agg. e s. m. e f. invar.
Poveraccio, sfortunato. Oscilla tra due poli opposti a seconda del tono: compassione sincera per chi è stato trattato male, oppure scherno per chi si lamenta di poco o ha fatto una figura meschina. Il secondo uso è il più frequente tra ragazzi, e funziona quasi solo detto in faccia. Dall'arabo miskīn, «povero, misero, umile» — la stessa radice del meschino italiano, arrivato però secoli prima per via siciliana: qui il prestito è recente e diretto, non un ritorno.
Esempi
«Gli hanno rubato la bici il primo giorno, miskin.»
«Hai perso tu e adesso fai la faccia triste? Miskin.»